A mezzogiorno escono dal portone, ognuno tenendo aperta la porta al successivo, tutti con cappotto e cappello e tutti alla stessa ora, sempre a mezzogiorno. Si augurano buon pranzo, si salutano, portano tutti il cappello.
E adesso camminano svelti, perché la strada gli sembra sospetta. Si dirigono verso casa e hanno paura di non aver chiuso la scrivania. Pensano al prossimo giorno di paga, alla lotteria, al totocalcio, al cappotto per la moglie e intanto muovono i piedi e ogni tanto c’è uno che pensa che è strano che i piedi si muovano.
A pranzo hanno paura della strada del ritorno, perché gli sembra sospetta ed essi non amano il loro lavoro, che però deve essere fatto, perché la gente sta davanti agli sportelli, perché la gente deve venire e perché la gente deve chiedere. Lì allora non c’è nulla che gli sembri sospetto, e sono contenti delle cose che sanno e le comunicano con parsimonia. Hanno timbri e formulari sulle loro scrivanie, e hanno della gente davanti ai loro sportelli.
E ci sono degli impieganti che amano i bambini degli altri a cui piace l’insalata di rapanelli, e alcuni dopo il lavoro vanno a pescare e se fumano preferiscono in genere i tabacchi profumati a quelli forti, e ci sono anche degli impiegati che non portano il cappello.
E a mezzogiorno escono tutti dal portone.
