Rimango sommersa. Resto per finta nell’acqua vera ancora per qualche giorno. E allora, potendo scegliere, divento un trigone. Un Dasyatidae, per fare la precisetta. Voglio strafare, mi plasmo anche in dimensioni e colori: intendo trasformarmi in un Dasyatis Kuhlii, perché va bene essere parente di uno squalo per via della struttura cartilaginea, ma ci vuole anche un po’ di stile, un tocco frivolo, che so io, dei pois. Che dire della mia nuova natura velenosa? Mi si addice? Potrebbe essere utile? Nemmeno per autodifesa? Con questa faccia da catechista, mmm… Eppure, eppure. Non fatico ad adottare gli occhietti strabuzzati, gialli, perennemente perplessi. E poi c’è il planare nuotando, il nuotare planando, non vedevo l’ora di provarlo. Ho un ritmo vellutato tutto mio, senza rumore e senza pause. Naturalezza e fluidità senza fatica, sono un incanto. E se mi stufo, sto schiscia sul fondo, mi viene benissimo. Lasciatemi qui ancora un poco, lasciatemi stare. Siate gentili e non vi pungerò.
