immagine da qui
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Come una vecchia cascina riattata
così mi riconosco – piena di falsi piani
e storie bislacche. Io, una casa della bassa,
qualsiasi – in nulla appariscente.
Se non spurgo umido
come fan per bene i muri crudi,
anche in me risalgono
salnitro e muffe.
Se non rimango mobile,
impassibile ai tarli ma cedevole
alla terra di fondazione,
mi aprirò dal profondo.
Quando fui solo un pensiero
c’eran di mezzo lenzuola al vento,
si delimitavano così muri storti e famiglie.
Il mondo sta dentro queste cose,
il resto è il tempo che si perde.
Fosca Massucco (qui una delle sue forme virtuali)
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Ci ho messo un po’ ad afferrare parole di Fosca, che conosco, per farle diventare anche mie. Eccole, le ho trovate e me le appunto qui, preziose. Curiosamente le ho riconosciute in un posto che più o meno chiamo casa. Strano e bello, sensato anche. Altre parole ritrovate: emminchia, cimitero, bavarese, peppa pig. Non c’è gerarchia in questa manciata di segni e significati, è tutto vivo e un po’ autunnale.
Coerentemente, nell’altro posto che chiamo casa ho buttato in forno mele e cannella. Fuori piove che diolamanda.
