Seme d’acero
che io lascio andare:
elicottero.
Giulia, 6 anni
Il momento di infilare il pigiamino è il tempo in cui, nella giornata, si tirano le fila e ci si raggomitola in coccole. Ieri sera abbiamo trasformato le chiacchiere in haiku. Vi racconto come.
Il vero segreto sta tutto nel quadernino sul comodino. Ah, non dimenticate la penna altrimenti è tutto inutile. Poi, le chiacchiere. E dita, vi servono delle dita. Vedete di procurarvene. Basta, tutto qui.
Raccontami cosa ti è successo oggi. Di solito nel corso della giornata succedono tante ma tante cose che i bambini infilano in una gerarchia di valori tutta loro. Poi dipende, dipende da che modello di bambino avete. Io ho il modello chiacchierincoccoloso. Voi? La paleontologa? il ballerino freejazz? una simpatica coppia di wrestler? Qualunque modello abbiate, riuscirete a cavarci qualcosa, purché i soggetti siano consenzienti e voi siate disposti ad ascoltare. (Per scrivere questo post non è stato maltrattato nessun bambino. Dovevo scriverlo all’inizio? alla fine? che importa, lo preciso qui).
Mi racconta che la maestra di scienze ha portato in classe una pannocchia con tutto il suo fusto (mamma questa è la cosa più divertente) e che durante l’intervallo in giardino ha trovato un seme d’acero e l’ha trasformato in elicottero come aveva letto la nonna quest’estate sul giornalino di Giulio Coniglio. Nel frattempo infiliamo il pigiama e facciamo coccole. Fisiche, molto fisiche. Tipo che mi salta addosso e prova a spappolarmi gli organi interni.
A questo punto chiamo la pausa e sfodero il quadernino. Fermati, giochiamo agli haiku. Prova a contare “pannocchia” sulle dita. Lei non sa ancora cos’è una sillaba ma sillaba abbastanza naturalmente. Anni e anni e anni di filastrocche l’hanno allenata, è come se avesse dentro il ritmo delle parole, la loro musicalità. E questo è anche un po’ il segreto della poesia, no? Insomma, ci mettiamo a contare. E ad aggiungere. E a togliere. E a limare. E a derogare, perché a volte le parole le fondiamo e altre le leggiamo scandite. Insomma, non sono proprio perfettissimi i nostri haiku. Però ci sono, ben quattro, composti in una mezz’oretta in cui ci sono scappati anche un cambio di biancheria intima, il lavaggio dei denti e un numero di baci imbarazzante da confessare. Eccoli, nell’ordine in cui sono nati.
L’abbiamo colta
la pannocchia dorata.
E s’è staccata.
***
Seme d’acero
che io lascio andare:
elicottero.
***
Togli i pantalòn
la scuola è lontana
metti il pigiamòn.
***
Tante coccole
con baci a volontà
e buona nanna.
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Info:
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