Ci penso da me
– ci vuole del coraggio –
mi dico brava
(da qualche parte, in una forma simile, qui)
Ci sono giornate in cui l’omino che porta la pizza a casa mi sembra il segno del progresso. Altri segnali di civiltà sono le file sterminate di A-a-a di mia figlia che sta imparando a scrivere, la segreteria telefonica in ufficio, aver imparato a dire di NO quanto posso, perché a volte posso, Sì, si può. Ma una delle prove dell’evoluzione della specie è LA LISTA DEI DESIDERI di (ognuno metta il suo robo di ecommerce preferito). Io ne ho una sterminata ed eclettica, ci caccio dentro di tutto per non perdermi le suggestioni e poi… poi acquisto con moderazione e con coscienza, di solito. Questa volta no, questa volta non ho ragionato e ho scelto tutti sfizi e cosine strane o che forse stavano sullo scaffale più alto o più marginale. Tre settimane d’attesa ma che soddisfazione, come mi sono meritata questi regali lo so solo io. Io e l’omino del deposito libri. Ché parallelo all’omino che porta la pizza ci sta l’omino che nei depositi di ibs va a cercarmi i librini piccini, smadonnando o forse grato che qualcuno dia un senso alla sua fondamentale e analogica funzione. No, se c’è una macchina che recupera i volumi non ditemelo, non voglio sapere. Voglio immaginarmi l’omino che si arrampica sulla scala e parla da solo e “maporcamiseria finalmente ne va via uno di questo reparto qui” e alla fine – sempre lui, ormai mi ci sono affezionata – mi prepara il pacchetto con cura e lo porta personalmente all’ufficio spedizioni, controllando che l’addetto scriva correttamente il mio nome e l’indirizzo.
In fondo quell’omino che si preoccupa per me sono io, che ho i miei motivi per dirmi brava. E decisamente anche questo è un progresso.

