Racconto lungo o romanzo breve, poco importa. Importano le parole e qui non ce n’è una in più di quelle che dovrebbero esserci, né una di meno, così che si possa immaginare tutto il prima e il poi. E’ proprio il prima e il poi delle storie raccontate dai dipinti che cattura Barnaba e lo spinge nei musei. Sta diventando cieco, prende le misure con lo spazio e con questa nuova condizione che impara a conoscere progressivamente quasi assaporandone le sensazioni, le sfumature. Intende accumulare immagini, colori, da richiamare quando lo avvolgerà il buio senza appello e perciò si spinge in visite solitarie alla ricerca di dipinti scelti a priori. E’ una delle versioni de La morte di Marat di David a portarlo a Reims, dove di certo non prevede l’incontro con Anne. Questa donna da subito comprende Barnaba, lo intuisce ben al di là di ogni discorso e di ogni capacità di visione, sono altri i meccanismi di empatia che scattano. Lei inizia a descrivergli i dipinti minuziosamente, in ogni particolare. Mentendo e inventando, a volte, e lui se ne rende conto. Anne vagamente bionda e occhio azzurrata, con un buon odore, vibrazioni di voce interessanti e forse un dolore nascosto e profondo, è una delle più belle metafore dell’arte che mi sia mai capitato di leggere. Le parole e la voce dal “colore caldo e brillante, lucido di tenerezza” di Anne intessono una menzogna convenuta, una bugia seduttiva di una seduzione buona, benevola, anche se la razionalità di Barnaba è predisposta per porre pragmatici schermi (“Devo difendermi da quell’immaginazione che collega le stelle tra di loro, come i punti di una vignetta enigmistica, e fa dire <<‘Orsa!>> o <<il Carro!>>, mentre tutto nella realtà è staccato, disunito, non messo lì per assomigliare a qualche cosa”). Cosa vincerà? La difesa o la tenerezza?
Sulla scrittura di Daniele Del Giudice, sul fatto che mi lasci senza fiato e poi, per un po’, vagamente inibita, ho già detto un po’ qua e un po’ là, ormai è tag. Ho riportato una piccola citazione di questo libro su Measachair, per chi ha voglia di curiosare.

