«Tommasì te piace ‘o presebbio?» «Nun me piace»

Il George Clooney della Gallura, che fa incidentalmente il portinaio a Baggio, passa ormai le giornate a creare porzioni di sfondo per il presepe. Sagoma il polistirolo, crucciandosi per l’effetto “muro rovinato” che non viene come vuole lui, e presidia il condominio armato di pistola a caldo. Si finge modesto, Georgeddu. Ma se passando gli si fa un complimento, gongola. Tutto imploso, mai esagerare, ma si vede che è felice. Gongoleranno oggi i bambini della III F e III G di una scuola primaria di Andria, quando vedranno i loro haiku pubblicati sul web. Sarà una sorta di gita scolastica virtuale per loro, come uscire dalla classe pur stando seduti composti al banco: è un mescolarsi con le attività dei grandi, un passeggiare in quella rete che tutti dipingono come pericolosa. A proteggerli c’è l’intelligenza di una maestra che non si ferma ai doveri minimi. Che crescano esigenti, questi bambini, e liberi. Che siano sempre nelle condizioni di poter dire “no”, se lo ritengono opportuno.

Scalo montagne
trovo un diamante,
è scintillante!

Emma, 4 anni meno una sillaba (e non c’è verso di fargliela aggiungere, non si ritocca il lavoro di un’artista!)

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Fiori di carta.
Le parole nascoste
lasciate qui, lì.

Silvia, che qualche no l’ha detto forte e chiaro e ogni giorno, appena ha un minuto, misura la libertà

Info:

Gli haiku in classe: l’esperienza della classe 3^ della scuola primaria Imbriani di Andria

Bambini cattivi scartati ai casting