Un dolore lieve come una farfalla (e una gioia miagolante come un micio sintetico)

Se uno mi chiede come mi sento posso dirgli che mi sento, allegro, triste, nervoso, speranzoso, sconsolato, commosso, ferito, impaziente. Qualunque sia l’aggettivo prescelto ce n’è sempre un altro che lo accompagna. Io sono addolorato, questo è l’aggettivo che va bene per ogni momento della mia vita. Non ho mai vissuto un secondo della mia vita senza essere addolorato. Mi basta pensare a una mucca che va al macello per sentire il dolore. Il mondo e il dolore per me sono la stessa cosa, potrebbero essere chiamati con una parola sola. E allora anche quando parlo di sesso, io parlo di dolore. È come se mi muovessi sulla scala del dolore. Può essere lieve come una farfalla, pesante come un carro armato, sempre dolore è. Non ho trovato mai un essere umano con cui parlare bene di questa cosa. Il dolore se non lo racconti bene diventa lamento e non serve a niente.

Franco Arminio

Mi sono appuntata nel tumblr un post di Franco Arminio, che seguo sporadicamente. Di solito non cito autori che non conosco, mi pare di snaturarli e averne poco rispetto, ma in questo caso faccio un’eccezione perché queste parole mi risuonano, si mescolano con altre, entrano nel mio sguardo, rifanno il giro, le filtro, le ricolloco al punto di partenza e se da un lato descrivono bene alcune situazioni mi vien da dire che no, non condivido totalmente questa visione. Credo di essere troppo laica o di mancare del tutto del sentimento della nostalgia per potermici rispecchiare. O forse i dolori che ho conosciuto sono tutti sovrastati dal miagolare sintetico di un gioco che fa impazzire la mia bambina. Su quella scena, anche solo per un secondo perfetto, non c’è traccia di dolore. Nemmeno lieve come farfalla. E se raccontare bene il dolore è difficile (e giusto e utile), mi chiedo allora quanto lo sia raccontare la gioia. O quanto sfacciati e fastidiosi si debba essere per farlo (e se serva e a chi).