Un tram che non arriva, un marciapiede stretto, sabato grigio di gennaio, temperatura mite, due coetanei ingannano l’attesa. I ruoli sono ben definiti – la monetina è assicurata – ma si ha l’impressione che il violinista suonerebbe comunque, anche da solo, per il puro piacere di farlo.
Spettatrice dall’altro lato della strada, mi godo la musica (è bravo!) e la grazia della scena. Il rispetto porta il cappello con una certa classe.
Da immaginare ascoltando Les tziganes. Scelgo la versione di Ginevra di Marco.

