Albi illustrati, racconti, audiofavole… E poi loro, i bambini visti da vicino. Noi appassionati, innamorati di questa o quella mano, di un approccio o di un mondo, dell’idea stessa di racconto e affabulazione, a volte perdiamo di vista proprio loro, i mocciosi, perché le storie che abbiamo mangiato da bambini non ci hanno saziato e ne vogliamo – noi – ancora e ancora e ancora. E poi succede che si è tutti giù per terra, i jeans a macchiarsi d’erba, e ce n’è sempre uno che dice: Belìn, non è vero! alla prima occasione. Ma quando lo stesso ottenne campione di razionalità finge di credere ad una pozione magica e in fondo – ma forse non lo ammetterà – si sta divertendo, l’impressione è quella di aver gettato un sasso nel suo mare calmo di certezze. E un po’ si spera, ma non è il punto più importante, che quel sassolino piccolo e improvvisato resti nascosto nei suoi ricordi.
Una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere”
Rodari, Grammatica della fantasia
da leggere ascoltando: https://www.youtube.com/watch?v=zVS0-onNN4U
