Siete mai stati annusati sul tram? Io sì, ieri. Dopo attenta indagine, sguardi languidi e qualche strusciamento, le sono piaciuta e me la sono ritrovata accucciata sul mio piede destro, con tutto il suo peso nero e il suo calore. Una decina di fermate in cui ci siamo fissate e rilassate a vicenda. La primavera ci stordisce e stanca tutti. Tutti, o quasi.

Le tartarughe d’acqua si stanno risvegliando, le più fortunate tra i fiori. Con calma, loro han da vivere mille anni non è che si agitano. Si godono tutto, l’erba le margherite il sole le fioriture spettacolari degli alberi in Bovisa. E io resto ipnotizzata ogni volta e scatto, scatto fuori fuoco ma le voglio conservare tutte. Metti che imparo. Anche la nostra tartarughina di casa è uscita dalle frasche di patata americana e appare vispetta. Stanotte ho sognato che se guardavo meglio ce n’erano due nella vaschetta di plastica, lei e una piccina, concepita per grazia divina con Messer Letargo. Dell’interpretazione dei sogni non mi sono mai curata, mi limito a trattenere quello che mi pare un messaggio positivo.

Poi c’è il gatto stecchito. Racconta mia figlia: “Nel giardino della scuola c’è un muretto e nel muretto lo scheletro di un gatto che è rimasto incastrato. L’ ho chiamato Maio. Quando sarà Hallowheen costruirò un gatto robot che andrà a dirgli: anche se sei uno scheletro ti voglio bene lo stesso”. Contemplo alcune ipotesi: i bambini più grandi che hanno voluto spaventare i piccolini; una leggenda passata di classe in classe, di generazione in generazione; lo stato di degrado dei cortili scolastici italiani. Opto per la verosimiglianza del racconto e chiedo: “Uno scheletro? E non vi fa paura?”. Susanna tutta panna risponde serena: “Nooooo al massimo un po’ schifo”. E i gatti continua a disegnarmeli vitali.
Nel pomeriggio, andando a prenderla, ho chiesto di mostrarmi il gatto che fu. C’è veramente, più stecchito e mummificato che mai. E mi sovvien l’eterno e le morte stagioni, ma anche il fatto che con gli occhi di un bambino questa è un’avventura magicomacabra, una di quelle pulsioni così ben identificate dal mercato che sforna proposte letterarie, televisive e cinematografiche rivolte al target di preadolescenti ed oltre. Non mi dispiace che i bimbi si misurino con la morte vera piccola e atroce di un gatto sconosciuto, prima di affrontare vampiri e sgozzamenti a base di ketchup o perdite reali emotivamente molto più complicate. Faranno domande, si dispiaceranno, ma tutto è riportato alla loro misura. Si fa piano piano, come fanno le tartarughe. Si conosce poco a poco, annusando la vita nella sua complessità come cani fiduciosi.
Ah. Tutto questo a Milano.
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