L’ufficio dove lavoro è in un condominio. Questo comporta odori di cucina che entrano e non se ne vanno. Un po’ come i vicini che suonano e chiedono di poter inviare un fax e nel frattempo enumerano le malattie e cercano lavoro per i figli. Stanno ristrutturando la facciata del palazzo da mesi, ho imparato a distinguere gli accenti degli operai e a cogliere l’orgoglio per un lavoro faticoso e fatto bene, le piccole manie che riguardano gli attrezzi personali, i confronti schietti tra maschi. Se c’è da chiarire, si chiarisce, fuori il rospo e il vacagare, poi si riparte. La si fa breve e si superano gli inghippi, non si coltiva la guerra tra poveri. Le ascolto e non le vedo queste persone, sono solo voci. Non mi sembra di aver mai colto dinamiche razziste tra loro, anzi c’è un allegro mescolio e una trama di domande fitte tra italiani e stranieri. Tutti contenti di lavorare, tutti rassegnati a guadagnare poco, tutti con esperienze peggiori alle spalle.
Quante storie al di là, che aria stagnante al di qua. Da qualche tempo hanno tolto il ponteggio davanti alla mia finestra e posso finalmente tenerla aperta. L’odore di broccolo mi fa sempre compagnia, ma almeno entra un po’ di ossigeno e quella primavera che mi rende fragile e migliore. Il sole e le efelidi mi fregano, il buonumore mi plasma in tollerante e buona. Non dovrei, non è che il lasciar scorrere mi abbia mai portato troppi risultati, no? Paturnie.
Mi aspetta un fine settimana movimentato, finestra spalancata e tanta aria da filtrare. Fuori, il fuorisalone. Dentro, uno spazio aperto. Aperto ai blogger, esseri mitologici metà tacchi e metà device. Sarà interessante. Custodisco gelosamente le pagliuzze d’oro che mi sono già arrivate, preziosissime, e resto in allerta ad accogliere il nuovo per poterlo raccontare.
Chi vorrà potrà trovare noi di Measachair qui:
domenica 13/4 ore 16.30
Quattro chiacchiere sul progetto Measacahair
Silvia Geroldi e Camilla Catarzi incontreranno i lettori, gli amici, alcune delle persone intervistate e si presenteranno ai curiosi che avranno voglia di giocare con la metafora della sedia.
Sarà una mezz’ora di chiacchiere a ruota libera, con la disinvoltura (!) che ci contraddistingue. Tra l’altro sia io che Camilla siamo in preda all’allergia, avete mai visto sedie che starnutiscono? E’ che non siamo abituate a tutta quest’aria, questi pollini e quest’oro : )
Venite, vi aspettiamo a giocare.

immagine da qui
