Penso al fine settimana avventuroso che ci aspetta (qui i momenti in cui noi di Measachair saremo sedute, se ve li siete persi) e all’organizzazione di un possibile itinerario milanese in questi giorni di smania FuoriSalone. Noto che tutti hanno l’ansia di “coprire l’Evento”, o gli Eventi, e non c’è cosa che non venga guardata attraverso un filtro.
Noi saremo libere, liberissime come sempre. Potremmo anche starcene sedute su un prato di Parco Sempione e registrare il passaggio delle persone e le conversazioni, se ci gira.
La terra su cui camminiamo è già l’Evento, ad accorgersene. Sono un evento gli anziani perplessi di fronte alle installazioni, i ragazzi troppo colorati o troppo neri o troppo uguali tra loro, le donne che non sanno camminare sui tacchi e si augurano che nessuno se ne accorga.
Sono un Evento, anche, le facce belle di una classe di prima media sul tram. Occhi azzurri e dentoni, euforia per l’idea di essere fuori dalla scuola, di certo più che per la destinazione (che poi scopro essere Brera – e buttala via – e con la sorpresa dell’Orto Botanico con tanto di glicine in esplosione, mi ammicca la bionda insegnante a bassa voce).
In cerca di una chiave di lettura non troppo allineata per raccontare la mia amatissima Milano in prestito, inebriata dai glicini, dai cortili e un poco – lo ammetto – dal Martini free drink di ieri sera (dura la vita di #open4bloggers), vado in cerca di ispirazione ma resto frastornata.
E allora decido che torneremo bambine. Vado a riprendere questo mio post, che avevo già pubblicato in un blog ora non più attivo, e lo rifaccio mio.
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“Dovremmo riprenderci la città, educarla, farla nostra di nuovo. Dovremmo combattere contro la sua autonomia, riconquistarla, domarla e dominarla. La città deve stare al nostro servizio, è un nostro prodotto edificato perché ci serva. Che sia la città ad assomigliare al nostro rinascimento e non noi ad assomigliare al suo decadimento. Riconquistare la città significa prendere coscienza di noi stessi, della nostra trasformazione, della trasformazione delle nostre esigenze. Significa avviarci ad un nuovo Umanesimo. Aprire la strada a nuovi modi di vivere la nostra umanità, di stare al mondo, che in questi anni si stanno formando a nostra insaputa dentro di noi generando crisi su crisi, crisi dentro crisi, crisi che nascono dentro di noi, si riflettono sulla società e prendono la forma di città.”
così scrive Cristina Senatore in questo post del suo blog Il baule volante.
Partiamo dalle basi.
Cominciamo a riflettere se sia giusto far vivere i bambini in un mondo sordo e cieco alle loro esigenze, che si lava la coscienza approntando poche, sintetiche situazioni child friendly.
Avventure urbane. Perlustrazioni nello spazio abitato è forse un libro per addetti ai lavori, ma fornisce moltissimi spunti anche alle famiglie per vivere lo spazio urbano in modo consapevole e approfondito.
Per comprenderlo dall’interno, rielaborarlo, rimodellarlo attivamente.
Questa la descrizione sul sito della casa editrice:

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