Vivo in un mondo variegato all’amarena. Tanto tempo fa macinavo chilometri di power point, panettoni formaggini finanza incomprensibile. Tutto era uguale, tutto era spiegabile senza passione. La presentazione di Measachair per Torino m’è uscita in dieci minuti, inserisci immagine allinea stampa pdf. Molte cose nascono facili in questo periodo, raccolgo margherite in un campo e raduno tutto in una tazza dozzinale, un goccio d’acqua e via, fan la loro figura. Ma anche: convivo con persone che pensano (male) rigorosamente ad alta voce, un borbottio continuo, una tortura cinese. Diffidare di tutti, mai raccontarsi la verità. E ancora: mi si parla di fragole, yoga, cinghiali, di un mondo lontanissimo più per le idee che per la distanza. Vivo una realtà attutita dal Reactine, sorrido ebete. Pubblicare. Hastaggare. Coprire l’evento. Poi raccontami tutto. Ho una sedia da mandarti. Dopo, poi, dopo. Applico il degrado, deduco la franchigia. L’italia è un paese di ladri, voi vi scaricate la colpa l’uno con l’altro e chi paga son sempre quelli. Mi creda la capisco, buona giornata, rumore di macchinari ferrosi in sottofondo. Ti linko. Ti taggo. Stampo gli orari del treno. Pubblicare pubblicare pubblicare. Si ma chi legge? Like! Il bar del puzzone ha cambiato gestione, rifiorisce. Mangio da sola, un libro, il quaderno su cui non scrivo mai, il cellulare. Like! C’è l’arietta, mi piace questa primavera di pause solitarie ad origliare l’altro tavolo. Una tipografia d’arte non lontana da qui, la finestrella, le macchine da scrivere che non vengono buttate. Pubblicare, uscire, raccontarsi. Rappresentarsi, ognuno per le proprie ragioni, nell’indifferenza di chi laika, hastagga, linka. Un flusso di parole necessarie solo agli emittenti, il meccanismo della comunicazione inceppato e celebrato. Gli operai sul ponteggio parlano di un corso di tango, a casa con la moglie ripassano, si impegnano.
Arriva estate, arriva presto! Le immagini di un balconcino di mezza montagna, di finesettimana, di felpe in prestito senza permesso e brontolii ridenti, di nasi e capini e tartarughe. Franchigie e pdf sullo sfondo, tocco la copertina ruvida del libro di Annie Ernaux, Il posto. Qualcuno dall’altra parte c’è, a volte. Starnutisco.
