Mi fa la festa
la fiera di paese.
Odor di vacca.
Non ho la grazia di Giusi Quarenghi, che apre Io sono il cielo che nevica azzurro con enormi sboazze di mucche transumanti e musica di campanacci. Le mie son frisone di stalla standard, bestie industriali perciò meno poetiche per definizione. Eppure, ottuse e simpatiche, emanano ancora un riflesso del calore che ci piace pensare. Dai racconti di stalla dei vecchi – mia nonna che ricamava a luce di candela – a Segantini e indietro, indietro, indietro, in visioni natalizie, ma lì erano buoi e asini coadiuvati da pecorelle di plastica, stagni in domopack e molta convinzione.
In ogni caso eccomi oggi, con le persone che amo e mia figlia identica a me all’età in cui attraversavo in bicicletta la stalla degli zii, veloce e con il fiato sospeso, perfettamente consapevole di tagliare come un laser un flusso di energia. Consapevole di quella cosa lì, senza saperla descrivere a parole e anche timorosa di apparire un po’ strana. Che sì è vero erano gli anni settanta e c’erano i capelloni, ma nella mia provincia forse, e nella mia famiglia di sicuro, nessuno praticava yoga, tai chi o qi gong. E figuriamoci altri discorsi strani. Amavo e temevo le mucche, perciò passavo e ripassavo in stalla su una bici prestata, velocissima e selvaggissima, inseguita da un vecchio Collie complice. Mi piaceva da matti, perfino l’odore, e ho trascorso così alcuni pomeriggi estivi.
Con quell’odore di cacca buona oggi ho festeggiato il mio compleanno con un giorno d’anticipo, in un cortocircuito di ricordi e presente biondino. Tutto il tempo ho guardato Giulia felice di aver preso la codina alle giostre per ben cinque volte – io che la codina non la prendevo mai – e spericolata sui gonfiabili – io che ne avrei certo avuto paura. Ci ho messo quarantun anni ad essere me e oggi mi butto tenendo per mano polpi, per esempio. Addio frisone, o forse arrivederci. Chi lo sa, magari finirete in qualche strano progetto anche voi.
Profonda Padania, giostrine non previste, fienili, frisone, un marito, dei nonni, tutto questo buttarsi ridendo. E poi, come se fosse la cosa più normale del mondo, questa canzone in sottofondo. Tutte cose che non avrei ritenuto possibili e un pensiero per il povero giostraio, che vive dal 1984 la stessa eterna domenica.

