“Sai che quando due parole rimano a me scappa da ridere? Però nella poesia che mi hai scritto è ancora più bello. È come quando volo giù dallo scivolo nel parco, perché zio?”
Così chiede la fortunata Chiara a Pierluigi Cappello (Ogni goccia balla il tango, Rizzoli).
E fuori finge di nevicare, ma fa freddo vero.
E sul balcone ho tanto legname, ma non ho un camino.
E ci sono anche fiori che non sfioriscono, ma andrebbero lucidati.
E la tartaruga s’allarga in letargo, scioccola contro i sassi, li prova tutti, e anche se ogni tanto apre un occhio è ancora presto per il risveglio.
E qualcuno in un ufficio riempie un vaso di fiori, forse perché è molto contento oppure perché è molto triste o c’è qualcosa da festeggiare o è soltanto troppo inverno, eppure.
Come Chiara, volo giù dallo scivolo nel parco, anche se sono ferma seduta sulla mia sedia, le gambe incrociate o irrequiete.
E mi scappa da ridere, nonostante.




