Il lago
Lo vedo dal pullman, è il solito, è il lago delle gite, delle Grotte di Catullo, degli eritemi solari quando avevo otto anni. È lui, lo riconosco, è il lago dal punto di vista del lago, quello che vira colore non appena le nuvole si sovrappongono più del dovuto.

E invece no. Si sale senza accorgersene, dolcemente. Non è ormai solo faccenda di acqua e nuvole, incombe sempre di più la roccia seppure ingentilita dal verde. Abbandono le certezze e faccio vuoto. Me lo dice anche un cartello ad Assenza, che mi pare un buon posto dove abitare.

I paesi in fila sulla costa raccontano di ordine e turismo, di surf e lentiggini, di parcheggi a tempo. Non so se me la contano giusta. In ogni caso, arrivata a Riva del Garda, la cartolina è d’obbligo.

Il bosco
Qui l’orologio lo guarderemo poco. Dal macro al micro, si sale. Si cambia punto di vista, aggiungendo il filtro del bosco. Cambia la luce, cambia tutto, si osserva la terra per non inciampare. L’attenzione è ai dettagli.





Il lago, di nuovo
Sempre lui, ma tutto nuovo: il lago dal punto di vista del monte. Grande, ma sotto il controllo del cielo.



Il bosco, di nuovo
Camminiamo sul sentiero nel bosco alla luce della luna e di piccole torce. L’udito, povero senso dimenticato, prende la sua piccola rivincita. Cosa sarà stato quello scronch legnoso laggiù? Un cerbiatto, una volpe, un orso o una creatura evanescente quanto la nostra immaginazione? Ecco, una lucciola! E il cielo stellato non è poi così scuro, gli alberi sono sagome nere nel blu profondo, il buio e la paura concetti molto relativi.
Brevi folate di vento trasformano il fruscio degli alberi in un rumore liquido di cascata. Anche la resina sembra gettarsi sulle cortecce come schiuma brillante, mentre i contorni delle foglie illuminati dalle torce ci fanno intuire le impronte che proveremo a stampare domani.






Il rifugio
Qualcosa sta cambiando. Lentamente, ad onde benefiche che si espandono, si sta diffondendo finalmente il piacere di stare all’aperto, respirare, guardare, acuire l’attenzione. Che novità, eh?, diranno i sarcastici. In effetti i rifugi ci sono da sempre, così come gli appassionati di montagna e gli amanti della natura.
Eppure a volte le abitudini tanto belle e ovvie si perdono e abbiamo bisogno che qualcuno ci riaccompagni, ci guidi a farci bastare un prato, un cielo, un monte, un lago. Ecco il perché del fiorire di iniziative legate alle camminate, agli alberi e ai boschi, soprattutto rivolte ai bambini e alle famiglie. Una moda? Forse, ma di quelle che lasceranno il segno, si spera.
Il rifugio San Pietro è autentico e accogliente. È significativo fermarsi e vivere l’ambiente con tempi lenti e il meteo a favore, mangiare (bene!), conoscere la storia del poeta dialettale Giacono Floriani e condividere in baita gli spazi e gli attacchi di risate irrefrenabili.

Coccole a colazione
Il sabato mattina ci sveglia con un blu di perfezione irreale e con biscotti della fortuna un po’ speciali. C’è anche Marta con noi!



La parola più importante, all’aria aperta
Il laboratorio La parola più importante ha un format tanto aperto da essere, ogni volta, un’esperienza travolgente e nuova soprattutto per me. Il mio unico obiettivo è mettere i partecipanti in una condizione di connessione con se stessi ed eventualmente con l’ambiente che ci sta ospitando. Da lì, se si vuole, può partire un percorso espressivo senza giudizio, fatto di segni e di parole, di impronte reali o realtà immaginate. Si possono anche comporre haiku, ma solo per il gusto di farlo. A cosa serve la poesia? A nulla, ricordiamocelo. Al di là degli aspetti più formali della cultura giapponese, credo sia questa la grande lezione di Basho, Buson, Issa, Shiki: saper essere, con profonda consapevolezza, e saperlo esprimere con un gesto, un segno che è anche parola. Noi ci proviamo, è un punto di arrivo, ma soprattutto abbiamo capito che questo è un sentiero percorribile.

Nel prato vicino alla baita, profumatissimo di timo selvatico, siamo tanti. Bambini e adulti, farfalle e cani. C’è chi solamente dipinge e incolla, c’è chi colleziona impronte, c’è chi scrive haiku con me, c’è chi si apparta e contempla e scrive da solo, c’è chi si commuove, c’è chi conta e conterà per tutto il pomeriggio…


















Scambio di doni
Il bosco ci dona tanto, è bello ricambiare appendendo i nostri haiku agli alberi.
Il bosco dona
e noi lasciamo tracce
e siamo grati






Gli incontri
Come posso definire le mie attività e il mio percorso professionale, ehm, diramante? Chi posso definire “collega”, oggi? Non so rispondere, ma capisco che nei rapporti intrecciati in questi giorni passano visioni, stili di vita, esperienze diversissime e sintonie pedagogiche, mentre i segni e le parole si confondono e si armonizzano.
Ringrazio di tutto cuore Serena Olivieri e Vania Omezzolli che mi hanno coinvolto nelle attività di “Naturalmente nel bosco” e mi hanno dato l’occasione di incontrare Sara Vincetti, Barbara Arduini e tutti i bambiniadulticanifarfalle partecipanti a questa esperienza di cui farò tesoro.

