(Altrove, persone stremate. Dalle scosse di terremoto, dalla neve, dal freddo, dalla malattia, da un amore finito. È un inverno che non piove luce su molte persone che conosco. Le fa stare lì, immobilizzate in una neve ghiacciata, e mi pare d’essere una delle poche che si muove e si salva. E infatti da qualche mese trotterello con il mio zainetto pieno di libri verso scuole, librerie e atelier per incontrare sopravvissuti come me: bambini o visionari. Movimenti a piccolo raggio, non sono tempi di grandi slanci, e per molte ragioni la mia faccia non è raggiante come dovrebbe. Eppure mi assolve dall’impotenza un saggio incontrato questa mattina, e lo fa laicamente e con una tale grazia che sì, devo trattenerlo qui con le parole).
Piccolino, capelli scuri scuri e occhi brillanti. Il sorriso gli parte dai piedi, arriva sul palmo della mano che gli regge la testa non per noia ma per stare più comodo: si vede che si beve le parole e le pagine degli albi, le assapora, eccole lì negli occhioni e tra i denti bianchi. È in prima fila all’interno di un’aula luminosa e strana, sviluppata orizzontalmente. Tra me e loro quaranta centimetri. Non so ancora che il mio amico ambrato è di origine marocchina e che ha una lunga storia di medicalizzazione alle spalle per colpa di una malattia. Io vedo solo un ragazzino sveglissimo e di buon umore.
Ma lui vede me, perfettamente a fuoco.
Mi lascia finire la lettura, mi fa aggiungere un commento, mi guarda di traverso e… “Questa cosa ti piace tanto, vero?”
Questa cosa è solo parzialmente raccontata qui.

BlexBolex, Stagioni, Orecchio Acerbo (dettaglio)
