Piccola pausa nella personalissima liturgia richiesta dalla preparazione dei materiali (oggi è per alcune classi quarte e sarà un tripudio di giallo e verde).
Nell’inizio di un paragrafo de Il libro dell’estate di Tove Jansson, ritrovo lo sguardo dell’haiku. E non importa, non importa proprio se è prosa, se è un paesaggio diverso: la grande letteratura regge anche i paragoni azzardati.
Prendo nota. La torba ci dice che noi umani siamo piccoli e finiti, mentre un’isoletta di pietra è autosufficiente, lo è in eterno, a cicli regolari può essere perfino magnifica. E ciò che non vediamo, se ne sta tranquillo nelle radici.
Finisco il mio caffè, ricomincio a tagliare cartoncino.




