Diario | La voce del corpo | 2

Questa mattina partiamo dal respiro. Riceviamo, restituiamo.

è inquieto il mio respiro
esce solo per tornare
torna solo per uscire

Giusi Quarenghi

Così è la poesia, anche se lo scambio non è sempre equo.
Nel primo incontro un bambino ha scritto:

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È così. La riceviamo attraverso la lettura, nei molti modi possibili che la lettura ci consente. Un po’ la tratteniamo, in varia misura e con varia consapevolezza. E un po’ la restituiamo, con la voce, con il ritmo del corpo, attraverso la scrittura autobiografica nelle parole e immagini che scegliamo di individuare.

Usciamo dalla staticità del banco e diciamo poesia con i piedi.
Siamo dentro, nella lettura, e siamo fuori: proviamo a non scontrarci.
Dov’è la poesia in questa stanza blu? Mormorata a mezz’aria, sui nostri corpi, nell’entusiasmo di chi si offre per leggere ad alta voce.

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Poi leggiamo le poesie sdraiati pancia all’aria, perché siamo animali e mostrare la pancia ci rendere vulnerabili. Anche la poesia lo fa, a volte.

È il momento di entrare nel nostro corpo e scrivere. Ecco i bambini-tessera, puzzle del corpo-classe, grafomani o spaventati dalla traccia molto libera, provocatori o icastici.

28511222_1742558075796612_1009883075_n28503925_1742523082466778_1485455536_o28535684_1742554549130298_1939948663_n28554628_1742523089133444_169275337_o28580499_1742554442463642_693145297_oTermino la sessione con il momento rilassante della biblioteca. La mia piccola selezione di libri è molto apprezzata, c’è abitudine alla lettura condivisa in piccoli gruppi, c’è chi azzarda la lettura ad alta voce di un albo, chi copia poesie. Credo di averlo già scritto più volte ma lo ridico: le Rime di rabbia di Bruno Tognolini dovrebbero stare in ogni classe.

28534289_1742523042466782_1894189400_n28503717_1742523125800107_116035225_o28511476_1742523159133437_1051722997_n28511699_1742523052466781_450516877_n28547472_1742523172466769_1675808407_o