Diario | La voce del corpo | Provocazioni e risposte

Sabato mattina, la mia finestra inquadra il palazzo di fronte e una neve fitta, fiabesca e assurda. Sto preparando l’incontro conclusivo dei due percorsi La voce del corpo (classi quarte).
Mentre tiro le fila, tra gli autoritratti spunta questo piccolo personaggio (è una bimba) con un gran cervello, grandi occhi e bocca nascosta. La lingua italiana non è ancora domata, i sensi e gli strumenti per rielaborare invece sono più che all’erta.

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Il frammento poetico è di Roger McGough.

Riguardo quanto hanno scritto e provo ad immaginare come ciascuno ha vissuto l’esperienza di un contatto provocatorio con la poesia.
Dice e domanda il flusso dei testi d’Autore che ho selezionato e proposto:
La poesia è respiro. La poesia è ritmo. La poesia è sensi. Il pensiero è un po’ qui, un po’ là, può perdersi. Un giorno potremmo guardarci allo specchio e non assomigliarci?
Ridono, è ancora impossibile nella loro esperienza – pare.
Eppure: ci sono aspetti interiori che non riescono a mostrare?
Qualcuno coglie l’occasione apertamente, c’è chi è più sintetico o più onirico, altri credono di beffarmi eppure sono lì, ci sono tutti.

“Dentro il piede sinistro vedo un pallone e il rigore perfetto, da solo vado avanti e vedo la felicità dentro di me”.

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“Mi sono spostato in un mondo dove c’è Minecraft e ho giocato tutto il tempo”

“Oh e io non sono così calma come mi credete!”

“Scoppiano i fuochi d’artificio”

“Sono super forte, super veloce, super ficho (sic)”

“Nella mano c’è un posto buio dove trovo le mie paure”

“Nel piede sinistro si trova un relitto abbandonato pieno di monete”

“L’ombelico ci ha visti nascere e crescere”

“Io viaggio in Francia, sono nel centro dell’attenzione, è questo che voglio”

“Vedo tanti scaffali. In uno c’è scritto che sembro tranquilla ma in realtà sono vivacissima”
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La poesia fotografata è di Luciano Erba.

“E quando arriva la notte senti ululati e senti la marcia dei soldati.
Vai nella capanna
il fuoco acceso
parti e non torni più
vedi e senti e guardi”.

“Risalgo fino al cervello e lì è casa, sono io, nessuno è uguale a me”.

“Vorrei entrare nel suo cuore e dirle quanto la amo”

“Ma è gioia o forse fantasia?”

“Non riesco ad uscire, la mia testa si è chiusa”

“Nessuno mi può fermare”

“Il mio ritmo è tutto: rock&roll, d’amore”

“C’è un mistero dentro di me (…) a forma di palloncino
cioè che se scoppia perdo tutto quello che ho dentro”

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“Trovo quel che voglio
trovo quel che mi piace
e che mi dispiace
quello che mi impedisce
e che mi infastidisce”

“Vedo un paesaggio al contrario”

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“Per andare nel cuore devo prendere una barca e remare sopra un fiume”

“Il mio corpo è una città attiva in evoluzione”

“Il mio corpo è uno spazio gigante con una casina piccola dove abita il cuore insieme al cervello”

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“Questo è il mio presente (…). Risalendo nel passato (…). Discendo lentamente (…) trovo le gambe, sembra un pozzo, un pozzo talmente profondo che non vedo la fine. Questo è futuro, quello che non so, quello che dovrò vivere”.

“Un corpo neonato”

“Il mio corpo è lo spazio pieno di stelle con un ponte di vento”

“C’è una corda così posso uscireeeee (finalmente)”

 

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La settimana prossima le due classi riorganizzeranno i materiali che ho fornito negli step precedenti e lavoreranno su testi di gruppo. Tutto confluirà in un libro collettivo, una sorta di CARTOPOETICA estrema. Ce la faremo?

Intanto fuori non smette di nevicare.