
Terzo e ultimo step per la prima delle due classi coinvolte nel progetto La voce del corpo. Abbiamo tirato le fila, abbiamo srotolato il nostro percorso (raccontato anche qui, qui e qui) e lo abbiamo ricomposto dando un senso nuovo: ecco in un libro la nostra voce, quella della classe che si somma alle voci dell’insegnante e mia.
È stata un’attività cartopoetica corale e armonica, basata sul fatto che ciascuno ha giocato nel ruolo più adatto. Tre gruppi: autori, illustratori, grafici.
Questo il risultato in alcuni scatti.
















Anche gli oggetti presenti in classe sono in armonia con il nostro lavoro. Siamo umani, sbagliamo in modo onesto. Erriamo: sbagliando, andiamo avanti. La struttura cartotecnica che utilizziamo per rielaborare il nostro percorso incoraggia l’esplorazione in più direzioni.


Anche in questo incontro c’è un “momento biblioteca” successivo al lavoro. Quanta sete di immagini e parole ricche di senso!

Quanto bisogno di sentire accolte anche le incertezze, tutto ciò che è materia ancora indefinita.

Concludiamo con tante alzate di mano. In molti si offrono volontari per leggere testi da Il mio primo libro di poesie d’amore di Bernard Friot.
La poesia ci guarda, ci ri-guarda (e magari ride), racconta il vissuto e i desideri, apre o socchiude porte sulle esperienze chiuse ma anche su quelle che stanno per accadere. Dalla cartopoetica alla cardiopoetica, con la grazia di una nuvola, è un attimo.


