Sono sempre molto contenta quando ho la possibilità di portare il laboratorio espressivo La parola più importante in classe. In prima questo format rivela in modo nitido tutto il potenziale dei bambini, del gruppo e dei singoli, mettendo in gioco diversi ingredienti con i quali le maestre potranno interagire nel lavoro quotidiano.
Una precisazione – Il mio approccio è sperimentale, aperto: fornisco una struttura base, leggo albi illustrati mirati prima e durante il lavoro per “nutrirlo” senza prevaricare l’immaginario dei bambini, lascio ampia libertà di esplorazione e sto a guardare. Incantata.
Certo, è un’idea di scuola aperta e inclusiva, i lavori dei bambini risultano tutti diversi e hanno pari valore perché mettono in evidenza personalità, passioni, talenti e bisogni. Siamo molto lontani, qui, dal bel manufatto omogeneo; siamo distanti dall’esercizio di scrittura creativa con una struttura talmente guidata da creare un risultato certo, gradevole ma anche superficiale.
E questo gli insegnanti che mi conoscono lo sanno bene.
Provo a documentare alcuni punti interessanti emersi questa mattina.
Come mi percepisco ed esprimo attraverso l’autoritratto e la scelta di una parola, una sola ma che sia luminosa e significativa?
Gli autoritratti dei bambini di prima sono incredibili, potenti, somiglianti o arricchiti da simboli davvero significativi. Non si dovrebbe mai smettere di chiedere ai bambini di rappresentarsi, è un modo per rimanere connessi con la propria identità in evoluzione.













Come gestisco gli spazi, la copertina, l’apparato grafico di un libro a fisarmonica?



Queste stelle sono state ispirate dal libro Haiku!
La scrittura, conquistata lettera per lettera, è un ostacolo, un punto di arrivo, una fonte di orgoglio, un piacere? Che abitudine ho alle storie nei libri? Preferisco leggerle o scriverle? Mi nutrono o mi invadono?




Un caro saluto a Harry Potter!


L’errore genera frustrazione o nuove idee?
“La mano era sbagliata, l’ho trasformata in una bottiglia”.

Sbagliare è divertente! La parola NAVE è confusa con NEVE, ecco che la storia di un semplice viaggio marittimo diventa più avventurosa e si sposta nei mari del nord…


A volte il reale è un po’ stretto, occorre un mondo più ampio, ci vogliono un intero bestiario medioevale, un po’ di amicizia e anche un elicottero per vedere tutto da un altro punto di vista.


A volte la storia da raccontare è la mia storia.
Il mio futuro, i desideri.

Il mio presente.

Il mio passato (prossimo).

Si tratta di un generico bisogno di storie oppure di storie coerenti? O forse… è una gran voglia di cioccolato?


La parola più importante è un laboratorio che porta tutti, proprio tutti, nel mare aperto delle storie. Senza paura! Abbiamo un grande timone, tanti elementi da incastrare, un bel sorriso (e baci e abbracci, vero James?). Lassù il sole splende e ci guarda.
Care maestre, buon viaggio!



