Diario | #facciamoche | Zombies

#facciamoche è un percorso di relazione tra i ragazzi e me che ha come fulcro gli albi illustrati. Approccio tecnico, meccanismi narrativi, educazione all’immagine, spunti di discussione, voglia di raccontare: quante cose possono stare in tre incontri!

Facciamo un libro di zombies! chiede a gran voce la classe. Che è apparentemente mansueta, capace di grande attenzione mentre leggo e pronta a cogliere gli spunti emotivi di una storia. Con loro per primi oso un progetto davvero corale.
Mi presento al secondo incontro con un testo semplice che racconta del cimitero di Black Rock e di come due ospiti litighino ogni sera, innervosendo tutti gli abitanti e provocando una rissa fuori controllo. Ogni notte l’ultimo arrivato chiede motivo di questo odio ma nessuno tra gli zombies sa dare una risposta: a volte si litiga per abitudine. Nel finale si lascia intendere che questo disastro avverrà per sempre perché gli zombies non hanno memoria.
Ho con me anche una struttura-libro nera e ho già distribuito il testo nelle pagine. Alla lavagna concordiamo uno storyboard, decidendo in che modo rappresentare le situazioni. Impongo una tecnica che li spiazza: disegneranno i molti personaggi direttamente a penna su carta bianca, sapendo che tutto andrà poi incollato nello spazio piuttosto limitato delle pagine a sfondo nero. Concordiamo anche un elemento ricorrente: piccoli e grandi cervelli appariranno nei risguardi e nelle pagine, come possibile soluzione ai conflitti.
I ragazzi hanno disegnato moltissimi personaggi e si sono comportati benissimo lavorando in piccoli gruppi e coordinandosi con me in funzione di assemblatrice.
Trovo queste illustrazioni molto belle e incisive. E qui si potrebbe aprire una grande parentesi sul ruolo dell’educazione all’immagine a scuola e di quanto la lettura di albi illustrati di qualità, con la loro molteplicità di tecniche e stili, possa essere di vero supporto agli insegnanti. Ma non lo farò, perché molto è stato detto e scritto da persone più competenti di me. Insegnanti, buttatevi!, è un terreno morbidissimo e molto divertente.

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Nel terzo incontro mi sono di nuovo confrontata con i ragazzi sul tema dell’immaginazione, mostrando la trilogia del limite di Suzy Lee. Parlando di mondi virtuali, il discorso è finito sulla capacità attrattiva dei videogiochi, che sono a tutti gli effetti narrazioni per immagini: a differenza della bambina di Suzy Lee, che torna sempre alla realtà, i ragazzi riconosco di faticare a tenere un autocontrollo e ammettono di sentirsi dipendenti dalle avventure elettroniche.
Poi però, guardando la loro copiosa produzione natalizia, tiro un sospiro di sollievo: hanno ancora tanta voglia di raccontare avventure, forse più con la parola scritta che attraverso il disegno. Anche in questo caso mi spiace non poter riprodurre tutti i materiali documentativi per questioni di riservatezza e capienza del blog.
Ecco una significativa carrellata. Grazie quarta E!

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