Sono giorni di un affannato fare e disfare di borse con libri e materiali, un continuo spostamento di attenzione tra pubblico adulto e pubblico bambino. Marzo mese della poesia, dicono, sarà questo il motivo della concentrazione di pagine e treni e mani operose?
Mentre accantono, ripongo e seleziono, rifletto sulle infinite strade percorribili. Gli incontri di formazione si aprono e si chiudono con buone domande che dobbiamo sempre tenere accese: Cos’è la poesia? Cos’è per noi? Cosa ci aspettiamo da lei? Quale fruizione? Come la infiliamo nelle nostre attività e nella nostra vita? E ancora. Quali autori? Quale cornice? Quale approccio? Cosa ci piace e ci parla davvero, al di là delle tendenze nei nostri micro-ambienti?

Ognuno saprà dare una risposta interessante.
Anche grazie a strutture come l’Associazione Genitori della Scuola Falcone e Borsellino di Roma, che ringrazio per la fiducia, la mia ricerca evolve e si approfondisce, prendendo forma nel lavoro con i bambini.
Ieri mi è stato possibile esplorare in due direzioni.
Con le classi quarte ci siamo mossi nel terreno ambivalente del #nonbadareame. I bambini si sono aperti con grande fiducia per lanciare messaggi semi-nascosti di indipendenza, bisogno di attenzione, necessità di tempo, rivendicazione di rispetto. Un lavoro di scavo, smosso dalla lettura di un albo nuovissimo e qualche testo poetico, che ha prodotto anche immagini misteriose, speculazioni e rime. Il tempo era poco e di forma non abbiamo proprio parlato, ma mi pare che i bambini non abbiano sprecato la loro occasione. I contenuti sono molto interessanti, struggenti come dice Francesca che mi ha fatto compagnia in questa bella giornata.
Nella festa aperta del pomeriggio, invece, abbiamo esplorato la poesia giocosa, le rime, i limerick, i nonsense. Con l’aiuto di un po’ di inchiostro, timbri, nonni, Lonfi, teiere, bambini a lumachina, ciucci e torte sono saltate fuori vere meraviglie.
















Il tutto mentre anche fuori dalla scuola infuriava pacificamente la poesia.
Già, ieri non c’era proprio verso di scamparla.







