Diario | Haiku con gli Arrabbiati

Alberi in fiore sotto la pioggia di primavera, fuori. Che banalità.

Dentro, un’attività pomeridiana: il corso di lingua e cultura giapponese. Siamo in una scuola pubblica milanese in una zona popolare e questo è decisamente meno scontato, no?

Sono qui informalmente ad incontrare ragazzi di prima e seconda, parliamo di haiku, proviamo a scriverne. Sperimentiamo una scrittura che tenta di stare aderente al reale, che tace gli umori ma li fa intuire e concentra più di un significato in tre righe.

Ragazzi come state? Male. Tristi. Rabbiosi. In battaglia. In guerra – mi dicono.

Scriviamo insieme, poi lavorano in gruppo.

Per essere Arrabbiati, scrivono con un certo entusiasmo e, senza uscire dallo stato di contestazione, sanno anche ridere, ironizzare, flirtare.

Il prof spiega l’importanza del suffisso DŌ nella cultura giapponese, il valore del percorso ogni volta che si intraprende una disciplina.
E per un momento io, che non sono più Arrabbiata da anni, sento che siamo tutti sulla stessa strada. Il sorprendente sentiero della poesia haiku ha colpito ancora.